4.6.13

Il suono del cuore

Il racconto che ho scritto per il festival delle letterature dell'Adriatico edizione 2012 (con un leggero ritardo).


La piazza è gremita da una folla urlante. Sul palco una luce bianca illumina, lasciandone individuare la sagoma nera, Giovanni e la sua chitarra. Accanto a lui una ragazza, capelli ricci. Un suono monotono comincia a sentirsi ormai per l'ennesima volta. Giovanni allunga una mano, schiaccia un pulsante e dei numeri rossi gli dicono 8.30. In dieci minuti ha anche mandato giù una colazione. È in ritardo rispetto al solito, questa mattina. Controlla il cellulare, ma da due mesi Valentina lo ha piantato in asso. Le bugie o le mezze verità, si sa, distruggono i rapporti, che si reggono - anche - sul filo sottile della fiducia. Deve essere stato come finire sotto un treno, per lui, ma cercando nelle braccia la forza di ribaltarlo. E il suo fisico pare essere lo specchio di un'anima affatto arrendevole: alto, robusto, capelli di media lunghezza, maglia sempre nera, jeans e cuffie sempre sopra le orecchie. Questa mattina è il giorno del mi. Sì perché lui chiama i giorni della settimana con i nomi delle note. È il turno di Piazza Garibaldi. Giovanni salta le lezioni universitarie e come ogni settimana scegliendo un giorno in base alla successione delle note, come in una scala musicale, imbraccia la chitarra e ogni volta in un angolo diverso della città, si esibisce ai passanti. Bisogna mettere qualche spiccio in più in tasca anche per pagare l'affitto per quello squallido sottotetto in cui vive. La chitarra è tutto ciò che gli resta per riempire le tasche e il cuore. “Amami, ti prego, amami” e così, improvvisando, viene fuori ogni volta una canzone diversa che sembra attirare sempre l'attenzione dei passanti.
Il sole riflette forte sulla piazza bianca di marmo e riflette sulle monete lasciate cadere dentro il cappello rovesciato a terra. Qualcuno più generoso lascia anche un pezzo di carta. Alla fine della giornata, fatti i conti, Giovanni è soddisfatto e tra le monete e le banconote spunta un foglietto con su scritto a matita SUONI BENE FATTI VEDERE AL GARAGE DI VIA VENEZIA 14 DOMANI SERA ALLE 9, PAOLO. Quello era stato un periodo per niente felice per lui ma oggi, quasi a voler ripagare la sua capacità di mantenere il sorriso nonostante tutto, la vita gli aveva offerto un'opportunità. Era come un ponte musicale che ti permette di cambiare lo stile del brano e che devi eseguire senza sbavature. Lui invece quel foglietto l'aveva già buttato via, ma il suo invito gli era rimasto in testa quasi offuscando i pensieri rivolti a lei. 

Non era stato difficile trovare il garage e aveva pensato che certamente quel Paolo l'avesse già sentito suonare da quelle parti altre volte.
- Ragazzi lui è...
- Giovanni. Tu devi essere Paolo.
- E loro sono Giorgio e Riccardo, questa è la nostra sala prove.
Giovanni ha già dimenticato i nomi dei ragazzi e non vede l'ora di suonare. Dentro il vortice della musica ogni pensiero negativo era per forza centrifuga espulso via. 
Il mese di giugno l'aveva trascorso con gli altri ragazzi a provare. Sono ormai fusi come una sola anima. Qualche contatto erano riusciti a rimediarlo e una data era venuta fuori: il 7 di luglio. Giovanni e gli altri tappezzano la città con le loro locandine. Il nome del gruppo era stato scelto senza badarci troppo, si chiamano “Black beat”; suonano rock e su quei cartelli c'erano anche le loro facce. 

Il 7 luglio è arrivato e comincia a salire l'emozione. I loro sforzi con i volantini non erano stati ben ripagati. Il rumore dei cavi che danno energia agli strumenti e il fischio di un microfono troppo vicino a una cassa, fanno comparire qualche smorfia sulle facce delle persone in attesa. 
Le luci sono ancora tutte spente e nel buio Giovanni cerca la concentrazione necessaria per iniziare il primo pezzo della serata quando quelle luci lo avranno illuminato. 
Tra la gente c'è anche Valentina. Quanta fretta aveva avuto, la ragazza, nel prendere quella decisione. Oggi, come se volesse salire su una macchina del tempo, è giunta anche lei in piazza per ascoltare i Black beat. I suoi capelli ricci e biondi avevano trovato posto non così nascosti tra la gente.
Giovanni era rimasto concentrato con gli occhi incollati sul manico della chitarra per qualche brano. Ora trovata la giusta dimensione, finalmente alza lo sguardo verso il pubblico di fronte a sé. Qualcuno si era aggiunto richiamato dalla musica. Tra la gente riconosce Valentina. La sua chitarra sbaglia un passaggio che attira su di sé gli occhi dei compagni. Terminato il brano, Giovanni, eludendo la scaletta, prende la parola al microfono e annuncia un pezzo personale su base di chitarra. La guarda dritto negli occhi, quasi volesse essere da solo in quel momento: “Amami, ti prego, amami”. Queste le prime parole intonate su un ritmo abbastanza lento da rilassare chi ascolta. I suoi occhi profondi fanno scomparire il volto della ragazza tra le sue stesse spalle.
Ultimo brano. Applausi. Luci di nuovo spente. Le persone riprendono ognuna la propria strada portandosi nel cuore ciascuna un pezzo di concerto. Saprebbero dare il bis del concerto.
In poco tempo, quello sufficiente perché Giovanni potesse bere un sorso d'acqua dietro il palco, il silenzio piomba di nuovo sulla piazza. Forse spinto proprio da questo silenzio Giovanni torna ad affacciarsi e cercare chi qualche attimo prima gli aveva fatto desiderare per un istante tutt'altro che quello che aveva sognato. Era proprio il silenzio quello che cercava. Con lei davanti ai suoi occhi. Invece la piazza è vuota a conferma del silenzio che si respirava. 
Verso casa anche i suoi polmoni si riempiono di vuoto e lo stesso il suo cuore. Solo la musica trova spazio, ma l'unico suono ora è quello delle chiavi. Quasi vicino al portone vede che dovrà ancora sopportare la seccatura di dover allontanare il solito barbone. E invece no: è lei seduta sul gradino con i capelli che a lui paiono ancora più ricci e che gli fanno scivolare le chiavi dalla mano. Quel suono la fa balzare in piedi davanti a lui, di nuovo con il cuore e la testa piena di sogni.

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12.10.12

Nobel per cosa?

Questa mattina apro il sito di Repubblica e mi ritrovo in prima pagina questo titolo: Nobel per la pace all'Unione europea - "per oltre 60 anni di difesa della democrazia". Ora questo titolo mi lascia un po' stranito e automaticamente apro anche il mio blog che da un po' non frequentavo. Sì, perché ho bisogno di commentarla questa cosa.
La prima parte del titolo mi lascia pensare: ma perché il premio Nobel ad una "istituzione"? Certo, è un riconoscimento che viene assegnato a chiunque ne sia meritevole per un qualche motivo. Ma assegnarla a una istituzione mi pare un po' diverso. Avrei preferito lo dessero a Berlusconi a questo punto (ok, forse mi sono spinto un po' troppo adesso). Lo hanno dato a Obama, che non lo ha certamente meritato (e quindi anche qui c'è una incongruenza: meritato. Di solito il premio Nobel per la pace va dato a chi crea la pace e non a chi persevera in una guerra, considerata peraltro ingiusta dallo stesso vincitore). Oggi invece il Nobel va ad una istituzione. E allora si potrebbe dire: ma sì, una istituzione è fatta comunque di persone che cooperano per la democrazia, per la pace nel mondo, per un mondo senza fame, senza guerra, senza persone fastidiose, senza rumori, senza omicidi, senza brutti quadri, senza brutti libri ecc. Ma il problema anche qui è che non sono sicuro che l'Unione europea abbia difeso così tanto la democrazia dalle nostre parti. Insomma: l'euro ce lo ritroviamo senza averlo condiviso, ma solo subito; la Germania può liberamente permettersi di cambiare anche i trattati europei essendo il primo Paese a non averli rispettati; continuano a dirci, i nostri politici, che l'euro è la strada sbagliata per arrivare al posto giusto e che quindi dobbiamo tenercelo senza troppo chiasso e fare sacrifici. Io non credo che l'Unione europea abbia difeso la democrazia. Ma tanto dall'euro usciremo e a quel punto si capirà che la strada era sbagliata e che ci hanno mentito. Si capirà che ci hanno imposto qualcosa che è lontano dall'Europa e che per questo non aveva meritato il Nobel.

24.9.12

La religione dell'Euro

Nel dibattito economico sulla crisi e sull'Euro, si sono formate due categorie di pensiero: gli euro-scettici e gli euro-entusiasti. I primi sosterrebbero una fuoriuscita dalla moneta unica di paesi oggi in crisi, come ad esempio la Grecia. I secndi, invece, vedono l'Euro come scelta irreversibile e non sono disposti a fare alcun passo indietro per cambiare quella scelta.
Ora il punto è che non si può ridurre tutto il dibattito creando ad arte queste due categorie, dando l'illusione che l'Euro sia qualcosa in cui si debba credere o meno. Come una religione. L'Euro ce lo ritroviamo nelle nostre tasche perchè qualcuno ha deciso di mettercelo e così come ha deciso di mettercelo può decidere di togliercelo. In altre parole è una scelta politica che come tale è reversibile. E' alquanto stupido parlare di irreversibilità di un fatto umano. E' solamente un ossimoro. E poi la scelta non è mica così difficile da prendere. L'Euro sino ad ora ha creato solo problemi, ma al di la di questo di scorso, è una moneta che in un contesto come l'Europa non poteva funzionare. Lo si sapeva benissimo. Lo sapevano i più grandi economisti. Nessuno ha voluto far caso a quelle parole. Anzi, si è deciso di fare la cosa sbagliata perchè si è sempre creduto che alla fine si sarebbe fatta la cosa giusta. E se oggi siamo in crisi la colpa è solo degli italiani, degli spagnoli, dei greci. 
La teoria economica ci dice chiaramente che un'area che non integra determinati presupposti non può adottare una moneta unica: i costi sarebbero maggiori dei benefici. Questo ci dice anche che le cose vanno fatte seguendo un senso logico: non si può prima dare l'Euro agli stati europei e poi creare le condizioni perchè quella moneta funzioni. Questo ragionamento non ha portato da nessuna parte. E' solo un atteggiamento da bambini che non ha fondamento scientifico.
In un'area dove non c'è una elevata mobilità nel mercato del lavoro, dove non c'è integrazione fiscale, una moneta unica non può funzionare. E' la teoria delle aree valutarie ottimali.
L'idea comune secondo la quale l'Euro ci ha salvati dalla fine dell'Argentina semplicemente non regge. L'Argentina è uscita dalla crisi profonda in cui era sprofondata sganciandosi dal Dollaro al quale si era legato tentando di risolvere i suoi problemi. La stessa cosa si potrebbe fare in Europa. Non ha senso insistere tenendoci una moneta che crea più problemi che benefici. Certo, l'uscita dalla moneta unica non sarebbe una passeggiata, ma chiedo: la strada che abbiamo imboccato oggi è così priva di buche e ostacoli?

7.9.12

Il fumo fa male e decreto sanità

Nel decreto sulla sanità di cui si parla in questi giorni dovrebbe esserci anche una norma che riguarda il tabacco: multe a chi vende sigarette ai minori di 18 anni. Le multa andranno dai 250 ai 1000 euro per i tabaccai che, incuranti dei pericoli del fumo, vendono sigarette ai minori. Queste cifre possono raddoppiare in caso di reiterata violazione del divieto. Ed è prevista anche la sospensione delle licenza. E' un provvedimento che ha la ratio di tutelare i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 anni per dissuaderli dal fare uso di tabacco.
Questa norma ricorda anche il vecchio decreto Sirchia che vieta di fumare nei locali pubblici e introduce un altro tassello nella lotta contro il tabagismo.
Quanto possa essere efficace una norma del genere è tutto da vedere. Chi controlla che effettivamente entri un cliente in un negozio di tabacchi e il negoziante chieda il documento?
Anche i distributori automatici dovrebbero essere dotati di un sistema automatico di riconoscimento del cliente. Ma al di la di tutti i dubbi circa l'efficacia della norma, la domanda è questa: allo Stato, in un tempo in cui ci dicono il rigore sia necessario, quanto davvero interessa la salute dei suoi cittadini rinunciando a delle consistenti entrate? Io credo zero. Si tratta del solito specchietto per le allodole: nessuno mai applicherà norme di questo tipo.
Ok ora passerò per proibizionista. Ma la realtà dice che i rischi di ammalarsi per il fumo siano alti ed esistenti. Non serve citare alcuna statistica per affermare una cosa del genere. Almeno per quanto mi riguarda posso assicurarvi che i rischi ci sono e sono davvero alti.
I fumatori nel mondo sono tantissimi, anche se - devo dire - tantissimi sono anche coloro che stanno lontani da questo genere di sostanze. Uno studio dell'Economist ha diffuso i dati sul consumo di tabacco nel mondo.
Lo studio prende in esame gli adulti dai 15 anni in su e stratificando per sesso, indica la percentuale delle persone comprese in quella categoria "adulti" che fuma giornalmente. In India fumano più le donne che gli uomini (7% contro 6.1%), ma l'India è anche il paese dove complessivamente si fuma meno (escludendo Egitto e Bangladesh, paesi per i quali non si conoscono i dati sul consumo femminile). Il paese più fumatore è invece la Polonia con una percentuale complessiva di 33,8%, immediatamente dietro, gli USA con il 33,4%.
In Italia, non compresa in quello studio, si consumano 140 milioni di sigarette, 13 a testa in media (fonte RaiNews24).

C'è chi ha preso la lotta al tabacco davvero sul serio e fa leggi molto più efficaci, forse, delle nostre. Ad esempio l'Australia. O meglio la Tasmania. Lì si può acquistare tabacco solo dai 18 anni in su, ma una legge in discussione vieterà a tutti i nati dal 2000 in poi di acquistare sigarette anche dopo i 18 anni. Dunque lì si cerca di bandire definitivamente il fumo.
A Canberra, sempre Australia, sui pacchetti di sigarette non ci saranno scritte del tipo "il fumo uccide", ma foto di persone malate a causa del fumo. A nulla sono serviti i ricorsi delle multinazionali del tabacco in quanto l'Alta corte ha stabilito non lesiva del diritto di riconoscibilità del marchio, la presenza di quelle immagini.
Certo non è che si possa parlare davvero di efficacia di queste leggi, potrebbero sempre nascere mercati neri paralleli come ammesso anche dai governi interessati, ma sicuramente tentano più seriamente di arginare un problema che è tale e che è reale. Sono troppi i ragazzini che iniziano a fumare per credere di essere grandi e continueranno a farlo, secondo le statistiche, fino a 40 anni quando, grandi per davvero, si renderanno conto che devono smettere e quando ormai è troppo tardi perché il corpo è talmente bisognoso di nicotina che non se ne può fare a meno. E non regge il ragionamento "smetto quando voglio": le sigarette sono fatte appositamente per essere vendute e per essere vendute bisogna fidelizzare il cliente e quale miglior metodo se non quello di renderlo dipendente? Succede come per ogni altro prodotto si trovi sul mercato. Solo che questo è dannoso per la salute. E' di questi giorni la scoperta che il tabacco "naturale" il Pueblo si presenta con dentro 9 tipi di insetticidi e un diserbante. Ma è senza additivi e "quelle sostanze sono consentite". E non si dica che il tabacco non sia un prodotto naturale.

26.8.12

Il post della Domenica

Tornano i campionati. Torna la serie A. In realtà questo post volevo scriverlo ieri (c'erano gli anticipi), ma era Sabato e questo aveva spento la voglia di scrivere perché il calcio si gioca la Domenica. Vorrei ripartire da questa considerazione per cercare di ritrovare dentro il calcio lo sport che è mancato per tanto tempo. Certo manca anche oggi, tanto che le partite si giocano anche di Sabato, Lunedì, Mercoledì e questo è business televisivo. Ma questo campionato mi sembra diverso. Più competitivo, forse. Squadre più giovani, complici i bilanci in rosso delle varie società, che continueranno ad essere in rosso, ma almeno un po' di vero calcio spero di poterlo vedere.
Ci sono tante novità, tanti nuovi talenti scoperti. Si parlerà di tante squadre fino a ieri considerate minori, non solo di Milan, Juve, Inter. La grande emozione che si manifesta in me per l'inizio di questo campionato e che non provavo così forte da diverso tempo è legato ad un grande ritorno. Qui spero di poterlo dire liberamente e che venga letta la manifestazione di autentica emozione sportiva anche intrisa di competizione ma pur sempre autenticamente, lo voglio ribadire, sportiva. Quest'anno dopo 19 anni è tornato in serie A il Pescara. E così vi do anche qualche informazione in più su di me. Ho sempre sognato di vivere tutta l'avventura che avrebbe promosso quella squadra nella serie maggiore e adesso posso dire che dal 26 Agosto 2011, inizio del campionato storico per tanti versi di serie B, al 26 Agosto 2012, inizio di quello di A, ho vissuto tutta l'avventura che ha restituito al Pescara una gloria che da tempo aveva visto offuscata. E allora io sono felice di poter seguire una squadra che ha sfornato grandi campioni nella scorsa stagione e che in questa li affronterà da avversari fiera di averli cresciuti. Sono felice di veder giocare questa squadra portata in A da un grande come Zeman che oggi allena la Roma, la sua squadra mi verrebbe da dire. Sono fiducioso che questo Pescara sia una bella rivelazione della stagione e spero di emozionarmi per tutto il nuovo campionato e che riesca a scacciare il marcio del calcio che anche in questi giorni sta venendo a galla.

6.8.12

Monti VS democrazia

Monti in una intervista allo Spiegel tedesco si è lasciato andare e ha rivendicato il diritto dei governi ad "un proprio spazio di manovra". Già qualche anno fa Monti aveva detto qualcosa di simile, o forse di peggiore. Aveva auspicato più o meno una democrazia liberata da obblighi elettorali.
Insomma Monti vorrebbe essere il capo di un Governo che decide tutto in autonomia senza un minimo controllo democratico, anzi vorrebbe proprio liberarsi da questo fastidioso retaggio del passato: gli elettori. Sì, è vero che ormai il fatto che esistano un Parlamento e delle libere elezioni è solo una parvenza di democrazia ad uso e consumo di quella élite di cui Monti fa parte, ma da qui a dire esplicitamente, come un qualsiasi piduista di passaggio, che gli elettori e il controllo democratico non sono elementi fondanti di una vera democrazia, ce ne passa.
Il problema è anche il fatto che questi "bocconiani" sono sempre più accreditati, anche quando fanno la cosa sbagliata (vedi entrare, prima, e rimanere, poi, nell'Euro). C'è bisogno che si capisca che Monti, "bocconiani", governo tecnico, non sono sinonimi di competenza e di capacità di creare benessere per la popolazione intera. Molto spesso chi appartiene a queste categorie si serve di elementi di facile presa sul pubblico per perseguire i loro interessi. Tanto per fare un esempio: quanti di voi sono convinti che la riforma del mercato del lavoro sia "necessaria" perché "ce lo chiede l'Europa"? In quanti avete pensato: "si l'articolo 18 sarebbe una garanzia, ma se vogliono riformarlo è per il bene del Paese"? Tutto giusto, tutto bello, tutto "necessario". Ma forse non ci rendiamo conto che tutto questo è davvero necessario solo nella misura in cui ci permette di migliorare nell'unico modo in cui questa unione monetaria può permetterci di farlo: a spese dei lavoratori. Mi verrebbe da chiedere dov'è, allora, la sinistra, ma lasciamo stare.

2.8.12

Sono sempre qui

Un caloroso saluto a tutti, lo so non ho più aggiornato il blog da non so più quanto tempo, ma quando si è impegnati o semplicemente non si ha molto da dire (o meglio da condividere) è inutile scrivere. No è che sono stato molto impegnato però sto pensando di restaurare un po' il blog e lo farò.
A presto.